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  • Risposta a: anon1ma

    In un certo senso avete ragione entrambi: Monica Vitti, che ha compiuto 89 anni a novembre, vive da quasi vent'anni senza farsi vedere più in pubblico a causa di una grave malattia che la sta consumando: fin dalla prima dell'opera teatrale di "Notre Dame de Paris" a Roma del 2002. In questa occasione concede la sua ultima intervista.
     
    Negli anni precedenti aveva già diradato molto le apparizioni: nel 2000 aveva preso parte ai festeggiamenti per gli 80 anni di Alberto Sordi e al Giubileo degli Artisti, ed era stata ricevuta al Quirinale con i vincitori dei David di Donatello nel 2001
     
    Mesi fa erano anche uscite notizie su un suo ricovero in svizzera, ma la verità è che Monica Vitti è a casa sua, a Roma, insieme all'aiuto infermieristico di cui ha bisogno per la grave malattia neurodegenerativa (simile all'Alzheimer) che l'ha colpita. Al suo fianco in questa triste fase della sua vita c'e' il marito Roberto Russo, suo compagno da 47 anni (con cui e' sposata dal 2000), l'unico di cui si fida.
     
     
  • Risposta a: null

    beh, non e' proprio una cosa banale, io non saprei come fare... l'ago deve essere inserito a una particolare angolazione e poi bisogna tendere bene la pelle in modo che il farmaco non venga "sputato fuori" dal muscolo.

     

    E' diverso dall'iniezione sottocutanea che si fa da soli con l'eparina (di solito dopo le operazioni chirurgiche, per qualche giorno in modo da evitare pericolo di trombi)

     

    Per la domanda: Vaccinazione
  • Risposta a: cindysorcina

    non so aiutarti direttamente, ma ti consiglio di andare a questa pagina e cliccare il bottone "contattaci" che vedi in fondo, per chiedere aiuto all'assistenza tecnica, sono molto gentili e bravi

  • Risposta a: ovasive

    non so aiutarti direttamente, ma ti consiglio di andare a questa pagina  e cliccare il bottone "contattaci" che vedi in fondo, per chiedere aiuto all'assistenza tecnica, sono molto gentili e bravi!!!

    Per la domanda: Account sconosciuto
  • Risposta a: anon1ma

    Il gesto consiste in un movimento molto veloce in su e giu' della mano destra con il pollice e il medio uniti in modo che il dito indice lasciato libero batta ritmicamente sul medio producendo un suono come uno schiocco.
     
    • In origine viene dal gioco del biliardo, dove si "lascia la stecca" per passarla a un altro giocatore che deve impegnarsi a far meglio. 
    • Nel linguaggio dei militari (quando c'era ancora la leva militare oblbigatoria: tutti i giovani di 18 anni dovevano passare obbligatoriamente un intero anno nell'esercito): chi va in congedo e lascia il posto ad altri "gli batte la stecca" per ricordargli che avevano ancora tanto tempo da passare obbedendo agli ordini.... Il detto potrebbe venire da uno strumento ormai scomparso chiamato appunto stecca, che serviva a lucidare i bottoni delle antiche uniformi. In ogni caso in alcune accademie c'è addirittura una cerimonia speciale che si chiama "passaggio della stecca", dai più "anziani" in servizio ai più giovani che stavano iniziando in quel momento  
     
    in ogni caso significa "ti aspetta un lavoro duro e difficile"   cool
     
  • Risposta a: anon1ma

    Ormai sappiamo che non si tratta di leggende ma di fatti veri, grazie a uno studio dell'anno scorso pubblicato su Nature dai ricercatori della Harvard University (Usa) e dell’università di San Paolo (Brasile) 
     
    In breve gli scienziati hanno dimostrato che il colore dei capelli, che dipende dalla riserva di cellule staminali associate a ogni singolo capello, viene influenzato dalle condizioni di estremo stress (sia esso paura o un dolore fisico prolungato) della persona. 
     
    In queste condizioni infatti, il sistema nervoso simpatico si attiva e rilascia dei neutrotrasmettitori, come la noradrenalina che, tra le altre cose, agisce anche sulle cellule staminali nei follicoli piliferi. Queste si attivano in massa e si trasformano in cellule produttrici di pigmenti, esaurendo di punto in bianco il bacino di riserva che ogni capello possiede. A quel punto il capello rimane bianco, senza piu' colore.
     
    Quindi non e' un problema di risposta immunitaria ne' di eccessiva produzione dell'ormone "cortisolo", bensi' di qualcosa di molto piu' veloce, che risulta evidente fin dai primi giorni dopo l'evento che ha scatenato questa risposta nella persona e sopratutto e' permanente: le cellule che producono la pigmentazione non si riattivano piu'.
     
    A parte tanti esempi dei libri (come succede a Jean Valjean, protagonista de I Miserabili di Victor Hugo: “Egli era molto pallido, e tremava leggermente. I suoi capelli, grigi al momento dell’arrivo ad Arras, erano ormai completamente bianchi. Erano sbiancati in un’ora”) o nei fumetti (ad esempio nel caso di Nathan Never), anche nella realtà abbiamo un esempio di questo tipo di evento: Paola Marella, famosa conduttrice di programmi di successo, è "sbiancata" a soli 36 anni nel giro di pochi giorni per il dolore per la perdita del padre
     
  • Risposta a: psicomymusic

    La quantità di follicoli piliferi sul cuoio capelluto presenti alla nascita è determinata geneticamente.
    Sappiamo che il numero di capelli dipende dal colore:
    • i biondi ne hanno mediamente di più, ovvero 150.000
    • i castani 110.000
    • i neri 100.000
    • i rossi ne hanno in media 90.000
    La densità dei capelli varia a seconda delle zone del cuoio capelluto (tempie, nuca, ecc.) ed è mediamente di 150 capelli per cm².
     
    A grandi linee, si ritiene normale la perdita di 40-120 capelli al giorno, in base al numero di follicoli piliferi ancora attivi ed al ciclo di crescita degli stessi. Persone con capelli fini, ad esempio, tendono ad avere un numero di bulbi superiore rispetto ad altre con fusti più spessi; di conseguenza perdono anche più capelli in termini assoluti.
     
    La caduta dei capelli dipende dal periodo dell'anno ma sopratutto dalle condizioni fisiche (stress, malattie) e dalla genetica.
     
  • Risposta a: vittoriadelrusc

    Correva l'anno 1969, la canzone che vinse quell'anno fu "Tippy, il coniglietto hippy", ma in realta' nel cuore di tutti resta "Volevo un gatto nero", che e' diventato uno dei più amati da grandi e piccini.

    Il brano ebbe successo anche a livello internazionale, tanto che fu che tradotto e in Giappone vendette milioni di dischi. Ancora oggi è una delle canzoni più note e apprezzate. Il 1969 fu anche l'anno in cui per la prima volta allo Zecchino d'Oro ci fu l'Eurovisione.

     

    La piccola cantante si chiamava Vincenza Pastorelli, era pugliese di Lecce e all'epoca aveva solo 4 anni!!

     

     

     

     

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