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  • Risposta a: anniblu

  • Risposta a: alummi

    Nei campi del Bangladesh i monsoni minacciano 150 mila profughi. Manuel Pereira, coordinatore per il Bangladesh dell’agenzia Onu per le migrazioni (Oim), sta insegnando ai Rohingya che vivono nel campo profughi più grande del mondo a costruirsi una baracca di plastica e bambù.

  • Risposta a: tanticanti

    Nel 2005 Elisabetta Alberti Casellati assunse la figlia come capo della sua segreteria al Ministero della Salute: poteva farlo, ma se ne sta riparlando molto

  • Risposta a: senzalenza

    Classe 1972, Cristina Scabbia è nata il 6 giugno a Milano oggi ha quindi 46 anni . Fin da ragazzina ha sempre avuto la passione per il canto e affiancava le lezioni di musica con quelle di scuola. Spesso è stata insignita del titolo di sex symbol, definizione che la cantante prende con ironia, sostenendo di divertirsi a giocare col trucco e con il suo aspetto soltanto per le fotografie, e di essere una persona molto semplice nella vita quotidiana. La cantante milanese ha oltrepassato i 225.000 follower sulla sua pagina Instagram, dove condivide immagini relative al suo lavoro ma anche alle sue passioni personali, come quella inedita per i videogiochi.

  • Risposta a: bollaciao

    Nel 2018 l’Equinozio di Primavera, l’inizio della primavera astronomica, avviene il 20 Marzo alle 16:15 UTC. Comunemente si dice che le stagioni cominciano sempre il giorno 21 di marzo, giugno, settembre e dicembre, ma in realtà le date esatte di equinozi e solstizi dipendono dalla rivoluzione della Terra: fino al 2102 l’equinozio di primavera non sarà il 21 marzo, ma il 20 o il 19.

  • Risposta a: senzalenza

    Come in tutte le cose, ci vuole buonsenso: se aprendo la confezione emana cattivo odore o il prodotto sembra alterato, meglio buttarlo. Al contrario, se non presenta alterazioni, l'odore è normale, conviene assaggiarlo e se lo si ritiene buono, lo si può mangiare tranquillamente.

  • Risposta a: senzalenza

    Come in tutte le cose ci vuole buonsenso: basta aprire la confezione, vedere che il prodotto no sia alterato o non abbia cattivi odori, assaggiarlo e se si ritiene che si acommestibile, non c'è problema. Al contrario, se un cibo è alterato è facile accorgersene dall'odore o dal sapore e quindi è meglio buttarlo via.

  • Risposta a: anniblu

    Sartù di riso, storia: il termine sartù è una storpiatura del termine francese “sor tout”, che si potrebbe tradurre in “copri tutto” e che stava ad indicare uno speciale “soprabito o mantello”. Il Sartù di riso è uno dei piatti a base di riso più antichi della cucina napoletana. Nel Settecento, i cuochi francesi che prestavano la loro opera presso i nobili napoletani erano chiamati in un francese napoletanizzato Monsù da “Monsieur”. I Monsù si scontravano quotidianamente con l’ostilità che i loro signori partenopei avevano nei confronti del riso, detto sciacquapazza e consumato in bianco solo in caso di malattia intestinale. Per renderlo più appetibile, i Monsù aggiunsero al riso la salsa c’a pummarola e l’arricchirono poi con polpettine, uova, piselli ed altre prelibatezze, tutte sistemate sopra il riso, come un “mantello” per l’appunto.  

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