Ricetta Ocse per l'Italia: meno tutele al lavoro e riforma del fisco. Ma così non si aumenta solo la disparità sociale?

Rapporto Ocse:

L'Eurosistema ha fornito un supporto molto sostanziale nell'ambito delle operazioni per alleviare le tensioni nel finanziamento in Paesi come Grecia e Portogallo ma anche Italia e Spagna. Le riforme strutturali aiuterebbero i Paesi in crisi a recuperare. "C'è una crisi acuta a livello economico, di bilancio e finanziario in paesi che sono diventati pesantemente dipendenti dall'indebitamento estero durante la ripresa del ciclo del credito, soprattutto Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. La bassa crescita in Italia combinata con un alto debito pubblico e un effetto contagio ha indotto simili pressioni".

 

Quindi in Italia dopo la pressione fiscale, le riforme: meno tutele al lavoro e riforma del fisco. Ma così non siamo sempre dipendenti dal debito, dalle banche e dal rating?

piennolapiennola

Pubblicata IL 27/03/2012, ORE 14:32 | Aggiornata IL 27/03/2012, ORE 16:31
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Risposte Geniali

  • Miglior Risposta

    millemilesmillemiles

    Pubblicato IL 27/03/2012, ORE 14:34

    Appassionato di attualità, eros e sessualità, musica, viaggi, vita notturna

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    Secondo l'Ocse l'Europa deve uscire dalla prima fase e fare della crescita la sua priorità. Sempre secondo l'Ocse le misure di austerity in paesi come Grecia, Italia, Portogallo e Spagna per rafforzare la disciplina dei conti pubblici sono passi avanti importanti verso un contesto economico migliore. Ma leggete invece la testimonaizna che arriva direttamente dalla Grecia.

    Così si è espresso in una lettera al Manifesto Alexandros Alavanos  Presidente del «Gruppo Confederale della Sinistra Europea» al Parlamento Europeo

    La Grecia a breve andrà definitivamente in insolvenza, a causa del nuovo programma economico di annientamento ed eventualmente sarà messa fuori dalla zona euro.

    L’Unione Economica Monetaria impone tali clausole che, prestoo tardi, non solo la Grecia ma anche altri piccoli paesi periferici dovranno abbandonare l’euro se non vogliono trasformarsi in piccoli Pakistan dell’Unione Europea.

    Questo processo però, se assunto consapevolmente in maniera progettuale, invece che essere l’ultima conseguenza di decisioni altrui, potrebbe evolversi in modo non caotico a beneficio del mondo del lavoro, portando a una forma di collegamento fra i paesi dell’ Europa meridionale, che hanno interessi comuni e che potrebbero agire in modo sinergico. Per questi paesi sarebbe una cosa ottima avere con loro  un paese economicamente potente con delle conquiste tecnologiche, con tradizioni popolari, con civiltà, l’Italia appunto, colpita fortemente anche lei dalla politica tedesca e dalla moneta “comune”. Perché abolire ogni concetto di democrazia? Perché nominare come nostri governanti dei banchieri? Perché offendere la dignità dei nostri popoli? Perché sottoporsi alla cosiddetta “austerità” a senso unico e a drammatici sacrifici a causa di una moneta imposta dagli interessi dominanti? Perché accettare cambiamenti costituzionali imposti? Il popolo Italiano insieme al popolo Greco, del Portogallo, della Spagna può aprire una nuova strada nel Mediterraneo e probabilmente in tutta l’Europa.

    Chiediamo di uscire dall’euro, di ripristinare la democrazia e la sovranità nazionale.

    Separiamoci dal nucleo duro della zona euro per salvaguardare gli interessi dei nostri popoli. Implementiamo una politica economica favorevole alle forze del lavoro, una politica di giustizia, una politica di solidarietà. A livello internazionale possiamo prendere come esempio i paesi dell’America Latina e dell’Alleanza Bolivariana (Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra America) che stanno sperimentando una moneta unica su base equa e solidale, con vantaggio reciproco.

  • barone234barone234

    Pubblicato IL 01/04/2012, ORE 17:51

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    Secondo l'EUROPA è una esperienza fallimentare, l'unica salvezza per noi è sgangiarsi dalla Germania e dall'EUROPA e navigare con i paesi del sud europa, con una politica comune per la nostra salvezza.yes

  • claudio1196claudio1196

    Pubblicato IL 01/04/2012, ORE 14:27

    Appassionato di

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    Il prof. Monti afferma che è meglio l'innalzamento delle tasse piuttosto che finire come la Grecia, se la crescita non ci sarà,come io penso,molto meglio interrompere la dipendenza  dalle banche private mondiali e salvare gli Italiani prima che sia troppo tardi

    1 commento:

  • baibai1baibai1

    Pubblicato IL 01/04/2012, ORE 11:51

    Appassionato di

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    La verità è una sola: I Governi dovrebbero esistere per gestire le risorse prodotte dai Cittadini attuando il soddisfacimento dei bisogni collettivi.Questa dovrebbe essere la loro funzione,come in un Condominio che funzioni.Avete mai visto un Condominio che funzioni? e allora non vedrete nemmeno più un Governo che funzioni.I Governi badano a tutt'altra cosa che non ad impiegare i soldi dei cittadini per rendere loro la vita più tranquilla e,in un certo senso più comoda.Sono come quei Condomini dove gli"accriccati" vengono a fare lavori anche senza che ce ne sia bisogno perchè il capo-condomino,attraverso una delibera,li ha mandati per riparare un'inutilità.Così tutti ci mangiano sopra e i Condomini pagano.....può succedere che poi,però,i Condomini cominciano a gestirsi da soli...e la "pacchia" finisce per tutti.

  • milkshake2milkshake2

    Pubblicato IL 27/03/2012, ORE 14:37

    Appassionato di geografia, viaggi

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    La risposta è questa: i paesi che fanno parte dell’unione monetaria europea non hanno gli strumenti che possono avere altri paesi per migliorare le loro economie ed evitare una vera e propria crisi fiscale.

     

    Giappone e Usa hanno una banca centrale che può acquistare titoli direttamente dallo Stato, stampando dollari o yen, nel caso in cui i mercati rifiutino di farlo.

     

    Ciò consente di mantenere forti disavanzi facendo politiche fiscali espansive per sostenre l'economia in tempi di crisi, senza incorrere in grossi problemi immediati di sfiducia dei mercati e insostenibilità del debito. Resta ovviamente il grave problema dell'inflazione, se l'espansione monetaria non è ben diretta verso l'economia reale invece che verso la speculazione, e ben controllata. La Bce, per decisione statutaria, adotta una politica di tipo monetarista, secondo la quale la Banca centrale si deve limitare a seguire la semplice regola di fissare a priori il tasso di crescita della moneta che deve essere molto contenuto, perché se la moneta in circolazione cresce troppo i riflessi si avranno, anziché sulla produzione, sui prezzi, con una conseguente impennata dell’inflazione. Secondo i monetaristi la politica fiscale è comunque completamente inefficace e può provocare effetti benefici solo per un breve periodo. Da qui l'impossibilità della monetizzazione del deficit e l'importanza assegnata al pareggio del bilancio. Quindi l'acquisto di titoli pubblici per alleviare la crisi può a rigore avvenire solo sui mercati secondari senza corrispondente emissione di moneta.

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