Studio shock parla di "aborto post natale" possibile. Non è assurdo?

Sul Journal of Medical Ethics è stato pubblicato uno studio di due ricercatori italiani intitolato: “Aborti post-natali: perché il neonato dovrebbe vivere?”. Lo studio si occupa della questione dell’ “aborto post-natale” dei neonati nei casi in cui non è stato possibile praticare l’interruzione di gravidanza: l’aborto post-nascita, scrivono, «dovrebbe essere permesso in tutti i casi in cui è permesso praticare l’interruzione di gravidanza, inclusi i casi in cui il neonato non è disabile».Tratto da Linkiesta

Possibile? Ma non è un infanticidio?

blackcirclblackcircl

Pubblicata IL 07/03/2012, ORE 10:29 | Aggiornata IL 07/03/2012, ORE 10:31
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  • lisiel3lisiel3

    Pubblicato IL 07/03/2012, ORE 10:47

    Appassionato di

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    L’estremizzazione delle tesi è funzionale alla visibilità mediatica.

    Di per sé l'argomento è stato studiato per almeno 40 anni ed è anche debolissimo. Già lo studioso Michael Tooley difendeva  la tesi della priorità dei diritti della madre su quelli del feto e, a seguire, del neonato e l’idea degli interessi della famiglia (peso economico, sociale e psicologico di una nascita indesiderata), ma le conclusioni (per fortuna) non hanno avuto un seguito se non di tipo teoretico.

  • Lo studio è scioccante, ma in realtà è dagli anni '70 che si affrontano questo tipo di ragionamenti.

    La tesi della liceità dell’infanticidio in base all’analogia con la liceità dell’aborto fu sostenuta da Michael Tooley in uno degli articoli “storici” della bioetica, pubblicato nel 1972 su Philosophy and Public Affairsilosophy and Public Affairs.

    In sintesi, l’idea è che non c’è ragione di porre una differenza morale fra l’aborto e l’infanticidio, perché non vi è differenza lo status morale del feto e quello del neonato.

    La tesi aberrante sarebbe questa: Il neonato “non ha ancora concepito alcuno scopo”, esattamente come il feto. Poiché la capacità di porre scopi è la caratteristica distintiva delle persone e il divieto di omicidio vale solo nei confronti di queste ultime, l’uccisione di un neonato non costituisce un danno a una persona, quindi è moralmente lecita e, dove si ritenga giustificato l’aborto, per le stesse ragioni si dovrebbe ritenere giustificato l’infanticidio.

     

    Di fatto gli stessi ricercatori hanno repso le distanze da questo studio dicendo che è solo un ragionamento logico, quasi un esercizio teorico che non deve avere risvolti pratici.

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