quali sono i vari tipi di aptonomia possibili?

quali sono i vari tipi di aptonomia possibili?

pangy1pangy1

Pubblicata IL 11/06/2009, ORE 16:13
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Risposte Geniali

  • vaccamagravaccamagra

    Pubblicato IL 11/06/2009, ORE 20:43

    Appassionato di cucina, juventus

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    L’aptonomia è la scienza dell’affettività espressa attraverso il contatto.

    Il termine deriva dalla congiunzione di due parole greche: hapsis, che significa "il tocco", "il tatto", "stabilire un contatto" e nomos, che significa "regola".

    In sostanza il significato pieno del termine si può definire come un approccio all’essere umano nella sua interezza che, esprimendo interesse, rispetto e considerazione, conferma l’altro nel valore della sua esistenza.L’aptonomia quindi non è una tecnica ma un "modo di essere", qualcosa che non si può apprendere ma che è un divenire aprendosi in profondità.

    Esiste tuttavia una regola per stabilire il contatto: è la regola cosidetta del "PTP" cioè:Presenza, intesa come presenza vera, con l’anima. Una presenza che costituisca una conferma affettiva capace di esprimere la considerazione ed il rispetto per il valore dell’altro.Trasparenza, significa che bisogna essere molto chiari nel tipo di "contatto" che si effettua. Io sto toccando e contattando la tua persona, non solo il tuo corpo.Prudenza, significa rispetto per l’altro. Attraverso l’ascolto e l’intuizione si può capire quali sono i bisogni dell’altro e stabilire il giusto mezzo tra il non dare troppo e il non dare abbastanza.Il malato ha bisogno di sentirsi amato, rispettato ed anche accudito con tenerezza.La parola sentire (legame sensoriale che unisce gli esseri viventi) è al centro dell’affettività. Il tatto è il senso alla base della percezione sensoriale e consente di conoscere, valutare, memorizzare ciò che è buono e ciò che è cattivo.

    L’organo di percezione è la pelle (che ha una memoria) e che registra tutte le percezioni dal concepimento, conservandone l’impronta (enigramma).Nelle persone allettate si acuiscono le capacità percettive e quindi è importante la "qualità" del tempo che gli si dedica: un tempo anche limitato ma tranquillo, avvolgente come una seconda pelle, proteggerà il malato dall’angoscia come una presenza materna.E’ evidente come questa giovane scienza (nata 50 anni fa ma applicata fino a 10 anni fa solo al rapporto tra genitori e figlio dal concepimento alla nascita ed al periodo post-natale (primo anno di vita), sia perfettamente aderente al modello di filosofia gestaltica.Nell’ambito dell’aptonomia applicata all’accompagnamento del malato in una relazione "Io-Tu", possiamo quindi concludere che l’approccio aptonomico, che sottolinea l’aspetto fondamentale della sensorialità umana, della capacità di stare in contatto con l’altro attraverso i sensi, è valido non solo per le persone che presentano una malattia del corpo ma anche per quelle affette da un malessere esistenziale. Infatti questa scienza è mirata a ristabilire il benessere dell’essere umano nella sua integrità di corpo, anima e psiche.

    Ciao!

  • herpesmediaherpesmedia

    Pubblicato IL 11/06/2009, ORE 20:41

    Appassionato di

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    Ciao!

    L’Aptonomia (scienza dell’affettività espressa attraverso il contatto) è nata circa 60 anni fa ed è stata applicata per lungo tempo principalmente al rapporto tra genitori e figli: dal concepimento, alla nascita ed al periodo post-natale, cioè all’alba della vita. Da circa 20 anni questa scienza è stata utilizzata sempre di più anche per un’altra epoca della vita il…tramonto.

    L’aptonomia è stata fondata da Frans Veldman: un  medico olandese ebreo e deportato che , dopo essere sopravvissuto al campo di concentramento grazie a questo “modo di essere” ed aver constatato che -  a parità di condizioni di vita- alcuni individui sopportano meglio le sofferenze,  ha tratto la convinzione che, soprattutto in alcune fasi della vita, si può intervenire per migliorare la qualità dell’esistenza umana.

    Il “contatto” aptonomico infatti, offrendo una conferma affettiva al soggetto, gli consente di acquisire una “sicurezza di base” che mette in moto una serie di fenomeni psico-fisici positivi e può modificare anche la capacità di rispondere alle malattie ed, alla fine, di “vivere” il tempo del morire. Il termine aptonomia deriva dalla congiunzione di due parole greche “hapsis, che significa “il tocco, il tatto” “stabilire un contatto” e nomos che significa “regola”. Quindi l’aptonomia si può meglio definire come un approccio all’essere umano nella sua interezza che, esprimendo interesse, rispetto e considerazione, conferma l’altro nel valore della sua esistenza.

    L’aptonomia non è una tecnica ma un “modo di essere” e trova uno spazio ben preciso nell’ambito dell’équipe di cure palliative che agisce in quella fase  nella quale non si  può più curare per guarire ma si può ancora fare molto per la persona malata.

    Buona serata!

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