Donare il proprio cadavere post mortem: ora è possibile. Ma prima come facevano i futuri chirurghi?

Leggevo che la Commissione Affari Sociali della Camera sta lavorando a una normativa che prevede la "regolamentazione e la promozione della donazione del proprio corpo, post mortem, alla scienza".

Il perché? Molto semplicemente per permettere ai futuri chirurghi di imparare a fare dissezioni e a operare senza il rischio di alcun danno prima di avere sotto mano una persona viva. Io non ci trovo niente di male ma mi chiedo: e finora come facevano i futurmi medici? Qualcuno può spiegarmelo?

prince891prince891

Pubblicata IL 18/04/2011, ORE 12:43 | Aggiornata IL 18/04/2011, ORE 12:50
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  • briciola231briciola231

    Pubblicato IL 18/04/2011, ORE 13:05

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    A me risulta che questa pratica fosse già possibile, anche se piuttosto sporadica. E forse la normativa di cui parla prince servirebbe a regolamentarla e a diffonderla vista l'esigenza di formare nuovi dottori e diffondere la ricerca in questo particolare ambito.

    Ho trovato una bella intervista (risalente al 04/03/2009) al dottor Varetto, responsabile del Laboratorio per lo Studio del cadavere dell'Università di Torino, su Agire.ora. Queste le parti più salienti, se possono esservi d'aiuto.

    D. Per donare gli organi alla ricerca servono procedure particolari e in Italia non c'è la rete per gestire questi casi. Per la donazione dei cadaveri per la chirugia ci sono invece degli ostacoli?

    V. I cadaveri che non possiamo accogliere sono quelli su cui c'è un interesse giudiziario, cioè quelli su cui deve essere fatta l'autopsia. In questi casi il cadavere non può essere manipolato perché anche a distanza di anni può essere richiesta l'esumazione della salma. Per noi vanno bene tutti i cadaveri destinati al cimitero o alla cremazione, giovani o vecchi che siano. Anzi, dato l'invecchiamento della popolazione, e quindi la necessità di fare interventi su anziani, è importante poter fare pratica su cadaveri di persone vecchie che hanno tessuti, vasi, ecc diversi rispetto a quelli di un giovane.

    D. Quanti interventi si possono fare su un cadavere?

    V. Tanti, una sessantina, anche un centinaio di interventi su tutte le parti del corpo, soprattutto da parte dei neurochirughi e degli ortopedici. Ma anche qui, per poter "utilizzare" al meglio un cadavere deve esserci una relativa regolarità di donazioni: questo anche per rispetto a chi decide di destinare il proprio cadavere a questo scopo.

    D. Per quanto tempo può essere utilizzato un cadavere?

    V. Quando ci arriva la salma attualmente la congeliamo e poi si organizzano le sedute. Siamo diventati abbastanza bravi nel definire i tempi di scongelamento in relazione alla temperatura e all'umidità, anche tenendo presente che si comincia dalle estremità perché si scongelano prima: nell'arco di due o tre giorni si avvicendano i diversi chirurghi per i loro interventi.

    D. Ma il processo quanto inizia?

    V. Ci sono due tipi di donatori: quelli che decidono di lasciare il proprio corpo alla ricerca scientifica e non vogliono più sapere nulla del corpo, e quelli che chiedono che il corpo venga poi riconsegnato ai famigliari. Nel primo caso possono arrivare teoricamente subito dopo l'elettrotanatogramma (NdT l'elettrocardiogramma che dura venti minuti e il cui tracciato piatto certifica legalmente la morte). Negli altri casi si fa il funerale normalmente, solo che il corpo viene portato da noi, lo teniamo per alcune settimane, a volte qualche mese e poi, ricomposto, viene portato definitivamente al cimitero. Le poche settimane potrebbero essere due o tre giorni se ci fosse una normale flusso di donazioni e quindi non si dovessero organizzare le sedute di volta in volta. In ogni caso il cadavere va a finire al cimitero o alla cremazione e si mantiene sempre l'identità della persona.

    D. Quali sono i cadaveri che è possibile utilizzare per questo scopo?

    V. Secondo il regolamento di polizia mortuaria da noi possono arrivare i cadaveri rilasciati a scopo di studio, cioè quei cadaveri che non vengono reclamati dai congiunti o quelli di coloro che in vita hanno espressamente indicato questa volontà in un normale testamento olografo (un semplice testo scritto a mano, datato e firmato); non è necessario che sia depositato dal notaio.

    Questi sono poi i riferimenti per donare un cadavere alla scienza allegati all'articolo che vi ho citato a Padova, Bologna e Torino.

    Torino: Laboratorio per lo Studio del Cadavere, via Chiabrera 37 Torino. Per informazioni : 011.6705913 – 011.6705915 – 338.8032866 lorenzo.varetto@unito.it – lorenzovaretto@tiscali.it - grazia.mattutino@unito.it

    Bologna: DO.S.AN. Associazione per la Donazione della Salma per lo Studio della Medicina e della Chirurgia Presso Istituto Anatomico (compreso nel Dipartimento di Scienze Anatomiche Umane e Fisiopatologia dell'Apparato Locomotore), Universita' degli Studi di Bologna Via Irnerio, 48 Bologna Per informazioni: prof. Alessandro Ruggeri tel. 051.2091511 - aruggeri@biocfarm.unibo.it

    Padova: Prof. Raffaele De Caro, Dipartimento di Anatomia e Fisiologia Umana, Università degli Studi di Padova Via A. Gabelli 65, 35137, Padova - Tel: 0498272321 - Fax: 0498272328 - E-mail: rdecaro@unipd.it Pagina di riferimento: Donarsi alla scienza

  • ami12ami12

    Pubblicato IL 18/04/2011, ORE 12:46

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    Ciao prince! Oddio che cosa macabra hai scovato. In effetti, è piuttosto strano che finora i futuri chirurghi non potessero sperimentare i loro "taglia e cuci" su dei cadaveri messi a disposizione delle università. Ero convinta che lo facessero già anche in Italia avendo visto vari film USA in cui i neochirurghi sono chiamati a praticare su dei cadaveri. Ti ricordi la scena topica in Frankenstein Junior? Ah ahah

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