Chi o cosa uccise Luigi Tenco?

Altro giro altra corsa. Sanremo 2008 è alle porte e già la TV ci sta bombardando di informazioni su chi farà che, chi dirà che cosa e via dicendo... Invece, dei misteri legati a Sanremo non parla nessuno.

Per esempio, io ho avuto sempre il sentore che qualcuno avesse ucciso Luigi Tenco...

 

Ma, se così fosse, perché? Perché morì? 


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C'è un bellissimo pezzo di Lucarelli che riguarda la vicenda Tenco. Per riassumerla con le sue parole...

 

"Nel dicembre del 1965, 13 mesi prima di essere ritrovato nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di San remo, ucciso da un colpo di pistola alla testa, Luigi Tenco era andato in Argentina, dove rimase dieci giorni. Cosa ha lasciato, laggiù, in quel viaggio. Cosa si è portato dietro. Cosa si è portato dentro.

Il 27 gennaio 1967, dopo che la sua canzone è stata eliminata dal Festival di Sanremo, Luigi Tenco si chiude in quella camera d’albergo e si spara. Per qualcuno c’è qualcosa di poco chiaro in quel suicidio, per altri non è neanche un suicidio..."


Per me, di suicidio si trattò ed ecco perché.

 

Misteri d'Italia descrive così quella triste vicenda: 

 

"Tenco aveva cantato in coppia con Dalida Ciao, amore ciao”. Poi, visibilmente depresso, era andato a cena con la stessa Dalida, il suo produttore Paolo Dossena e altri amici, ma giunto al ristorante aveva deciso di tornare in albergo. Da questo momento cominciano i pasticci investigativi.

 'All’1.40 - ha scritto Aldo Fegatelli Colonna in una recente biografia - Tenco è ancora vivo. Dalida riferirà al commissario Molinari di essere entrata nella stanza di Tenco tra le 2.00 e le 2.10. Il dottor Borelli, che ne constata il decesso, è arrivato sul posto alle 2.45 e presume che la morte risalga a quindici-venti minuti prima al massimo, cioè non prima delle 2.25. Ci sono due “buchi”, uno di dieci minuti, l’altro di mezz’ora.'

La porta della stanza 219 è accostata e con la chiave nella toppa esterna.

Ai primi soccorritori Dalida appare mentre alza da terra il busto di Luigi e lo abbraccia. E’ un flash d’agenzia a diffondere la notizia della morte del cantautore, dando per certa la tesi del suicidio. Il primo inquirente a giungere sul posto è il vicedirigente del commissariato di Sanremo, Arrigo Molinari, il cui nome (detto per inciso), anni dopo, finirà nelle liste della P2.

Il cadavere, stranamente, viene subito trasferito all’obitorio e poi riportato in albergo, dal momento che gli investigatori si sono dimenticati (sembra incredibile!) di fare effettuare i rilievi fotografici essenziali per la completezza del fascicolo da trasmettere alla Procura."

 

Che strano, che strano davvero, dico io. Come si può dimenticare un particolare tanto importante!

Per non parlare di un altro particolare sconcertante. La sera prima, Tenco aveva vinto al casinò 6 milioni di lire. Ma indovinate un po'? Nella sua stanza d'albergo, fu rinvenuto solo un assegno da 100 mila lire.

Dove sono finiti quei soldi, di cui nessuno parlò più?

La risposta può essere una sola. Qualcuno deve essere entrato nella sua stanza (un volto noto, amico) e quello stesso qualcuno deve aver compiuto l'efferrato delitto. 

 

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Luigi Tenco NON è stato ucciso ma si è suicidato. Lo dicono le perizie di allora ma anche l'ultima datata 2006


Tenco venne trovato morto dalla compagna, la cantante Dalida nella sua stanza dellì'Hotel Savoy di sanremo. Il corpo riportava un foro di proiettile alla testa. Venne trovato un biglietto vergato a mano - che più perizie calligrafiche hanno poi consentito di attribuire allo stesso Tenco - contenente il seguente testo:

 

 « Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io tu e le rose" in finale e ad una commissione che seleziona "La rivoluzione". Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi. »

 

Il 15 febbraio 2006 il Caso Tenco è stato, in via ufficiale, definitivamente chiuso. Una nuova analisi sulla salma di Tenco, infatti, ha suffragato la tesi che il cantante è morto per suicidio, non potendo formulare alcuna altra ipotesi anche perché, contrariamente alle aspettative, non è stato ritrovato il proiettile nel cranio. Nonostante ciò, ancora molti sostengono tesi alternative al suicidio.

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Ciao,

quello che scrive Dolcenera nella sua risposta è corretto, in quanto è esattamente la versione ufficiale dei fatti.

Ovviamente, se fosse così semplice, di mistero non si tratterebbe e l'Italia non ne avrebbe parlato per così tanti anni...

Il signor Sandro Ciotti, scomparso nel 2003, era un grandissimo amico di Tenco e quella sera si trovava lì.

 

Lui, che conosceva molto bene la calligrafia di Luigi, giurò che quella lettera d'addio non fu scrittà dal cantautore. Queste le sue parole:

«avrei giurato che quella non era la sua calligrafia, che conosco a memoria perché mi scriveva spesso».

Ma oltre a questo, Sandro Ciotti contestò tutto l'evolversi dei fatti che seguì il dramma. Tutto gli rimase tremendamente troppo semplicistico fin dalle prime conclusioni.

 

«Perché il magistrato non ritenne opportuno trattenere almeno 24 ore "come testimoni importanti" coloro che scoprirono il cadavere? Dalida per esempio fu lasciata tranquillamente partire un ora dopo. La magistratura forse ha voluto chiudere il caso un po' troppo in fretta…».

 

Altri personaggi dell'epoca, poi, rilasciarono le seguenti dichiarazioni:

Paolo Dossena: «per me Tenco è stato ammazzato».
Sandro Ciotti: «Luigi non avrebbe mai fatto una cosa del genere».
Piero Vivarelli: «uccidersi per una canzone? Non scherziamo».
Valentino Tenco: «Mio fratello non era il tipo da suicidarsi».

 

E allora? Che cosa successe esattamente? 

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Io, in rete, ho trovato questa vecchia intervista del grande Ciotti. Francamente, credo che valgano molto di più le sue parole che la "verità" che si è voluta far trapelare in questi anni...

 

 

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la bottega d'arte di Giovanni Lo Curto:

Arte: La creazione Bona gente,  a tutti voi 'n bon giorno,
er matino oramai s'è levato de torno.
Le rime mie so como er mì penziero
nun fo pe' dì, so sempre  veritiero.
Puro  a braccetto va la mente e er core,
simme concentro pe du o ttre ore.
doppo sto’ tempo…..oh!   in santa pace
Davanti ar cavalletto. E tutto tace.Vola er pennello, vola su quer  teloDe colori ebbro, eppuro intanto spero.Spero in un momento de magia,de buttà lì er colore, a scappà via!.Io dico ar monno: ecco, t’attendoTe vojo pennellà, io te comprendo.Damme un ber momento d’adesione,fa che nun voli via quest’occasione.Poi, d’un tratto, me fermo….all’improvviso.Su la tela ‘na Madonna e un ber  soriso.Nun so n’infame, nemmanco un reo

Forse lo posso dì: è vero, io creo.

Giovanni Lo Curto

 

"A distanza ormai di decenni rimangono ancora molti dubbi sulle cause reali della sua morte, salvo il fatto che Tenco, a dare ascolto a chi lo conosceva bene, era indubbiamente lacerato da un lato da una smaniosa ansia di essere riconosciuto come artista dal più ampio pubblico possibile e dall'altra dal desiderio di rimanere "autentico" dal punto di vista artistico, senza cedere a pressioni commerciali o a svilimenti della sua vena poetico-musicale".

Dal punto di vista etico, la riapertura delle indagini potrebbe restituire all'artista, qualcosa di cui, in ipotesi, è stato espropriato: l'amore per la vita. Perchè un artista ama la vita; la ama perchè è una cosa del creato; la ama, infine, perchè è terribilmente ed inesorabilmente attaccata alla morte. Luigi Tenco, lo vedevo come il bel tenebroso,  e quando cantava canzoni sofferte, allora......., sembrava che con i suoi occhi, volesse aprirti dentro come un laser, per poi inserirci tutte quelle emozioni che sapeva far nascere col suo canto!!!!!. Da questo punto di vista, e come estrema ipotesi, "Ciao amore" l'artista l'aveva creata nella sua duplice possibilità: 1) Un saluto del vincitore; 2) un saluto di chi ci lascia. E quella terribile sera, come artista, Luigi Tenco,   potrebbe aver avuto sentore di non essere lui il vincitore ? Se sì, allora nopn si può escludere che l'artista  potrebbe  aver voluto dare il via a quel suo voler andare oltre la vita (con tutto quello che ciò può voler dire). Se così fosse stato è  il suo genio che l'ha ucciso.

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Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada.

Confucio

Io non credo che mai nessuno potrebbe uccidersi per un motivo così stupido... quindi, deduco che non fu lui a suicidarsi ma qualcuno lo uccise.. Il perché, però, lo ignoro
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A chi interessasse la sua storia, vi allego un paio di link.

Quello del sito non ufficiale di Tenco, con un sacco di notizie e fotografie e questo, contenente moltissime canzoni del cantautore.

Anche per me, comunque, si trattò di omicidio, nonostante la versione ufficiale dica il contrario...

 

 

 

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la bottega d'arte di Giovanni Lo Curto:

Arte: La creazione Bona gente,  a tutti voi 'n bon giorno,
er matino oramai s'è levato de torno.
Le rime mie so como er mì penziero
nun fo pe' dì, so sempre  veritiero.
Puro  a braccetto va la mente e er core,
simme concentro pe du o ttre ore.
doppo sto’ tempo…..oh!   in santa pace
Davanti ar cavalletto. E tutto tace.Vola er pennello, vola su quer  teloDe colori ebbro, eppuro intanto spero.Spero in un momento de magia,de buttà lì er colore, a scappà via!.Io dico ar monno: ecco, t’attendoTe vojo pennellà, io te comprendo.Damme un ber momento d’adesione,fa che nun voli via quest’occasione.Poi, d’un tratto, me fermo….all’improvviso.Su la tela ‘na Madonna e un ber  soriso.Nun so n’infame, nemmanco un reo

Forse lo posso dì: è vero, io creo.

Giovanni Lo Curto

 

C'è una immaginaria linea di demarcazione che divide la gente comune dalla gente geniale. Le motivazioni del vivere e del ricercare, esaminare, studiare, approfondire sono poste su piani diversi per questi due tipi di persone. Concetto  ormai entrato nell'immaginario collettivo.

Infatti, si è soliti dire: quale gente comune, ad esempio avrebbe, come il Michelangelo,  il Caravaggio ed altri, trascorso giorni e giorni ad esaminare, ecc. ecc.  i corpi delle persone defunte, per poter poi rappresentare sulla tela, delle situazioni emotive estreme?

Quale gente comune si sarebbe fatta legare allo scrittoio per svolgere compiutamente i propri studi?

Quale gente comune, ancora, e non finirei qui, claudicante ed in punto di morte, avrebbe immolato la sua vita, come Il romano di Santa Croce in gerusalemme: Enrico Toti?

La stupidità è lasciarsi vivere, dimenticare che tutto è importante nel creato. La società attuale, ci ha inculcato il metodo di sfrondare l'albero, e alla fine non ci si accorge che scrollando scrollando, si getta via anche il tronco senza rendercene conto. Viviamo per ottenere il massimo rendimento con il minimo prezzo, seguendo teorie molto Keinesiane e per niente etiche.

Perchè è ammissibile che un eroe possa dare un significato al suo sacrificio? difficilmente si va a fondo sul perchè, come e quando, si può essere eroi, geni, benefattori dell'umanità, o semplicemente gente comune. Noi che rimaniamo in vita siamo combattuti fra il seguire quell'esempio o evitarlo. Poi si passa alla decisione che si è semplicemente gente comune.

Ma attenzione, definirsi gente comune è un peccato che facciamo verso il creato, verso il prossimo e verso il progresso a cui tutti debbono tendere per il bene dell'umanità.

 

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